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"René, è Mariano. Non so che è successo ma ha detto che vuole proprio te".
Oh no. Mariano no. La faccia di Arianna era la solita maschera di pietra mentre portava la tragica notizia.
"Cazzo!" esclamò René, i baffi vibranti, gli occhialetti annebbiati dal sudore di quel terribile lunedì di lavorazione. Duccio era dato per disperso da due ore, Lopez gli stava col fiato sul collo peggio di un branco di levrieri dietro al culo di una volpe, Biascica non faceva che domandargli se poteva andare gentilmente a casa, ché il pupo aveva la colite. 
"Ti prego Arianna pensaci tu, è una giornata allucinante, dai che a te ti ascolta, eh? Fammi questo piacere"
"Non guarda René, non se ne parla, l'ultima volta mi ha attaccato un pippone di dieci ore sull'arcangelo Gabriele e ho dovuto lasciargli in ostaggio lo schiavo, e poi lo sai che casino ha tirato su col sindacato" dura, categorica come un blocco di granito, neanche lo guardava in faccia per paura di farsi convincere. Non c'era scampo. 
 
*** 
"René, io il Conte non lo faccio più"
Eccoci. Sguardo a palla da maniaco sessuale in crisi psicotica inoltrata, rigidità degli arti da paresi, Mariano Giusti in tutta la sua gloria. René ancora si svegliava di notte tutto sudato ripensando alle urla, le fiamme, gli assicuratori. 
Un giorno o l'altro avrebbe piazzato una bomba carta nel culo di Sergio.
"Ma come non lo fai più, Mariano... il Conte è un personaggio bellissimo, cardinale, un protagonista tra i protagonisti! Come facciamo senza di te? Dai su"
Mariano scosse la testa, un sorrisino estatico sul volto che faceva presagire molto dolore.
"No René, no, tu sei un uomo intelligente e anche molto saggio. No, devi farmi parlare. Sei molto saggio. Hai una saggezza negli occhi che mi rammenta della luce del Signore. Tu ami Gesù, René?"
Oddio, eccolo che partiva. René fu lestissimo nel comporre un'espressione di sconcertata approvazione.
"Ma sì, sììì, certo! Se amo... come si fa a non amarlo. Ma Mariano, tu mi devi aiutare, dobbiamo iniziare a girare, qui se no va tutto in vacca, se non posso contare su di te, andiamo!"
"Ho realizzato una cosa, René. Tu sai che sono andato in pellegrinaggio al ponte di Ariccia, il mese scorso" René si trattenne a malapena dallo scoppiare a piangere. Invece fece un respiro profondo e si sforzò di tirare fuori un bel sorriso. Somigliava a uno spasmo muscolare, ma tanto Mariano neanche lo vedeva, preso com'era dalle sue reminiscenze mistiche.
"No, non lo sapevo."
"Male, sono anche finito sul Giornale, dovresti tenerti più informato. Mentre ero ad Ariccia, nudo, sì, René, nudo, nudo per accogliere la grazia divina così come il Signore mi ha messo al mondo, perché quando sei nudo lui ti vede per quello che sei, tutto lo schifo, capisci, tutta la merda, la schifezza, l'obbrobrio, l'orrore" aveva iniziato a scandire le parole battendo ripetutamente con una grossa mazza da baseball il già ampiamente martoriato tavolino di fronte a lui.
René sobbalzò penosamente a ogni colpo, ma si trattenne dal commentare. Quelli erano cazzi di Sergio, anzi, se li meritava pure, lo stronzo.
Quando Mariano si fu sfogato per bene del tavolino erano rimasti due cerini pietosi e un po' di sputo.
"Che stavo dicendo?" domandò, evidentemente perso.
"Dicevamo che è ora di cominciare a girare, Mariano. Guarda che è una scena bellissima, eh! Commovente..."
"No René, allora vedi che mi devi fare arrabbiare. Io il Conte non lo faccio. Il Conte è il Demonio, René."
Ci mise un paio di secondi a scendere a patti col fatto che quella era la sua realtà, il suo lavoro, il suo lunedì mattina. Fece un sospiro simile a un singhiozzo,
"Dai su, ora non esageriamo, ha fatto cose bruttarelle, ma in realtà è un bravo ragazzo, un compagnone, un buono..."
Mariano scuoteva la testa guardando il cielo. René meditò di dargli fuoco.
"No René, sei così cieco. Non è colpa tua, non conosci Gesù come lo conosco io, non parlate abbastanza. Ma lui me l'ha detto, ad Ariccia. Mi ha detto 'Mariano, il Conte è il Demonio, il Diavolo, il Male assoluto e tu non devi cedere al male, figlio mio.' E io non cedo. Non cedo."
Non cedeva. Il cervello di René lavorava furiosamente in cerca di una via d'uscita. Quel lunedì sarebbe andato a puttane.
Proprio in quel momento qualcuno bussò alla porta del camerino, e la faccia di Alessandro sbucò dalla porta, timorosa ed esitante.
"Ehm, salve... scusate il disturbo. René, Duccio ha finito di pensare, dice che siamo pronti quando vuoi."
E te pareva. 
"Ottimo! Alessio, proprio te cercavo, vieni qui, entra. Non avere paura, su, dai, oooh, ecco. Allora, Mariano, qui come vedi siamo preparatissimi, ci teniamo ai tuoi problemi e alle tue rimostranze. Tu sei... sei la luce, il nostro emissario, ci teniamo al fatto che ci mostri la retta via. Alessio qui è venuto apposta a comunicarci le nuove linee narrative di Occhi del Cuore. Giusto?"
Gli occhi di Alessandro esprimevano solo panico. Ma, ormai rodato, annuì con cautela.
"Ssì, come no. Quali linee narrative?"
"Fa il simpatico, lui! Via, il problema del Conte indemoniato che gli sceneggiatori ci hanno risolto ieri."
Andare con la corrente doveva essere diventata una seconda natura per Alessandro, che non distoglieva gli occhi dalla mazza da baseball ancora tra le mani di mariano.
"Ah. Sì, come no... dici l'esorcismo"
René voleva piangere. Ora gli toccava girate il cazzo di esorcismo. Mariano invece appariva improvvisamente interessato.
"E dove viene fatto questo esorcismo?" domandò lentamente, vibrando appena la mazza nell'aria come un bastone da majorette. Alessandro deglutì lentamente, un velo di sudore sulla fronte.
"Beh a... nella... nella cappella di Villa Orchidea?" domandò, già accartocciato nelle spalle per difendersi dalla mazzata.
Dopo qualche momento di lungo silenzio, Mariano sorrise. Era terrificante.
"Bravi. Bello, bellissimo. René, questa è una cosa bellissima. Io lo sapevo che tu mi capivi, che eri come me, René. Fatti dare un bacio."
René scattò in piedi come una molla e si gettò verso la porta.
"Splendido! Allora vado a preparare il set per la scena, eh. Mi raccomando, Mariano, che ti voglio bello carico. Dai dai dai!"
E volò fuori, bestemmiando sottovoce qualunque santo gli venisse prima in mente, e che era certo gli avessero mandato Mariano.
Alessandro fece per seguirlo velocissimo, quando si trovò davanti una mazza di legno.
"Dove vai?" disse Mariano, la voce dolcissima "dobbiamo pregare".
"Ah... sì, certo" rispose lui, lanciando uno sguardo disperato alla porta che si chiudeva lentamente "per cosa preghiamo?"
"Stai dritto e parla forte, che se no Gesù non ti sente" rispose Mariano, già genuflesso "preghiamo per l'anima del Conte".
 
*** 
Dal camerino di Mariano provenivano delle strane grida, ma nessuno aveva la minima intenzione di avvicinarsi. René, già dentro, faceva sbrigativi preparativi per trasformare una sala d'aspetto in una cappella.
"Oi, quindi tutto a posto con Mariano?" domandò Arianna, arrivando trafelata.
"Ma che cazzo ne so" rispose René, stizzito "Tu intanto procurati un crocifisso. E un'acquasantiera. Fai due. E vai a cercare Duccio, che se no quello se ne torna a pensare"
Era un lunedì disgraziato, e lui si faceva in quattro per girare quella serie di merda. Ma, se un Dio veramente esisteva e lo stava guardando, quella era la volta buona che Mariano finiva affogato. E tanti cari saluti al Conte indemoniato.
 

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